Mariage pour tous? Per pochissimi

A tre mesi dall’approvazione della legge francese che autorizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso, in pochissimi ne hanno approfittato. Meno di seicento cerimonie nelle cinquanta città più importanti del paese, secondo i dati raccolti dal Monde, pari all’un per cento del totale dei matrimoni celebrati nello stesso periodo nel paese. Un risultato mesto, per un provvedimento strombazzato come ineludibile trincea dei nuovi diritti dalla propaganda del governo Hollande. Approntata in poche settimane dalla maggioranza al potere, approvata con una fretta degna di miglior causa e senza riguardo per la crescente opposizione dell’opinione pubblica – la quale è in maggioranza contraria all’adozione per le coppie omosessuali, oggi consentita – la legge Taubira rimane per ora affare per pochi.
15 AGO 20
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A tre mesi dall’approvazione della legge francese che autorizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso, in pochissimi ne hanno approfittato. Meno di seicento cerimonie nelle cinquanta città più importanti del paese, secondo i dati raccolti dal Monde, pari all’un per cento del totale dei matrimoni celebrati nello stesso periodo nel paese. Un risultato mesto, per un provvedimento strombazzato come ineludibile trincea dei nuovi diritti dalla propaganda del governo Hollande. Approntata in poche settimane dalla maggioranza al potere, approvata con una fretta degna di miglior causa e senza riguardo per la crescente opposizione dell’opinione pubblica – la quale è in maggioranza contraria all’adozione per le coppie omosessuali, oggi consentita – la legge Taubira (dal nome della ministra Guardasigilli che l’ha firmata) rimane per ora affare per pochi.
Il Monde spiega il flop con la prudente attesa che “si spenga la fiammata delle manifestazioni anti matrimonio gay, e che la riforma sia socialmente accettata”. Così, in un colpo solo, il quotidiano che ha fieramente sostenuto il mariage pour tous ammette che la protesta dei contrari continua a essere imponente e che la riforma è stata calata dall’alto sulla testa dei francesi. Ma anche l’ottimismo sul futuro rischia di essere smentito. In Olanda, paese pioniere delle nozze gay, a dieci anni dall’approvazione della legge che le consente è tuttora un’infima minoranza a usufruirne (ne ha parlato Roberto Volpi sul Foglio del 30 maggio).
Nel frattempo, in Francia è stata aperta un’inchiesta su Marie-Claude Bompard, la prima cittadina di Bollène, nel Vaucluse, che per motivi di coscienza si è rifiutata di unire in matrimonio una coppia di donne e anche di designare un delegato che la sostituisse. Ieri sera un suo aggiunto, sebbene a sua volta contrario alla legge Taubira, ha annunciato di propria iniziativa di essere pronto a celebrare il matrimonio tra le due donne, al solo scopo di evitare alla Bompard conseguenze pesanti (fino a cinque anni di reclusione e settantacinquemila euro di ammenda). La Manif pour tous, la sigla che raccoglie gli oppositori al matrimonio gay, chiede ora una legge che garantisca il diritto all’obiezione di coscienza.